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DANS LES VAPES

C’era una volta un luogo dove il tempo non funzionava bene, o meglio, funzionava, ma era un tempo unico, irripetibile, sempre diverso; spesso si perdeva nel suo stesso ritmo, a volte faceva dei salti enormi lasciandosi indietro qualche “toc”, a volte addirittura taceva del tutto. Quello era il tempo della terra dei vapori

Dans les vapes è il titolo che Francesco Capponi sceglie per le opere che raccontano una possibile storia, forse quella di una città e dei suoi abitanti, forse quella di Terni.

Tutto nasce da un dado da ferramenta: il dado è l’occhio che guarda e che crea, il dado è la macchina fotografica stenopeica che immortala gli “omini”. Poi arrivano gli oggetti, le sculture cinetiche, le creature che nascono e funzionane grazie l’assemblaggio di materiale industriale di recupero. Queste sculture si muovono, vivono di un funzionamento proprio, a volte singhiozzano e si inceppano, poi all’improvviso ripartono, ma funzionano. Gli “omini” immortalati sono in balia del loro funzionamento, mai costante, mai uguale, impervio, eppure stupefacente. Il movimento di ciascuna macchina, il loro e unico tempo, sono gli spazi che abitano gli “omini”. Ogni macchina è una variabile, una possibilità che si rinnova, un destino incalcolabile e imprevedibile. Vivere lì dentro può essere spaventoso e stupefacente insieme. Ogni movimento attiva delle variabili che hanno lo stesso sapore della vita, una vita assolutamente imperfetta in grado di spostare continuamente il punto di vista su di essa.

E nel vapore ci si perde. E le macchine spesso si fermano. Solo un’intuizione può guidare a nuovi passi, mai percorsi prima. Il vapore come una nebbia si dissolve e senza volerlo si arriva in luoghi in cui la visibilità non avrebbe potuto fare meglio.

Testo di Valentina Gregori

 

Francesco Capponi è uno scultore e un fotografo, spesse volte è entrambe le cose insieme. Nasce a Perugia dove studia scultura all’Accademia di Belle Arti. Si appassiona di fotografia, prediligendo la sperimentazione e le tecniche non convenzionali, in particolar modo la fotografia a foro stenopeico nella quale si specializza. Grazie a questa tecnica spesso rielabora oggetti comuni trasformandoli in macchine fotografiche,  portando in questo modo il mezzo all’interno dell’opera. Ha trasformato in macchine a foro stenopeico un po’ di tutto, da uova a pinoli, da origami a cappelli a cilindro fino ad alberi d’ulivo e pianoforti. Alcuni di questi lavori hanno avuto riconoscimenti in varie parti del mondo. Nelle sue sculture entrano spesso gli stessi elementi presenti nei lavori fotografici, cioè la luce, il tempo, il movimento e il riutilizzo di oggetti ai quali viene regalata una nuova natura. Ha esposto in varie parti d’Italia e all’estero, sia in gallerie private che in musei e spazi pubblici. E’ tra i fondatori del circo fotografico Pogovic e del F.R.A. Fronte di resistenza Analogica. Continua a creare la proprie opere e prova a divulgare le sue sperimentazioni. Vive e si arrangia come può a Perugia.