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ARCHEOLOGIA MEDIALE DELLA FOTOGRAFIA

Nel corso dell’intervento di Sergio Minniti saranno analizzati differenti approcci al mezzo fotografico, esplorando la relazione tra gli elementi che compongono la pratica della fotografia. Utilizzando come esempi le opere di artisti contemporanei il cui lavoro si concentra sulla ridefinizione e l’autocostruzione dei dispositivi fotografici, si cercherà di identificare le possibilità represse, oppresse o dimenticate che possano essere rilevanti per un ripensamento del rapporto tra le persone e le macchine, tra noi e l’innovazione. Grazie a questo approccio “archeologico”, si rifletterà sul significato che la sperimentazione e l’autocostruzione possono assumere rispetto a una politica della tecnologia praticata “dal basso”. Una politica, quindi, in cui i fotografi svolgano un ruolo attivo, piuttosto che quello, passivo, assegnatogli dall’industria fotografica.

Alla serata interverrá anche lo scultore e fotografo Francesco Capponi che ci porterà in mostra il suo meraviglioso lavoro intitolato Dans les vapes.

Evento in collaborazione con Ars-Imago, negozio di prodotti fotografici analogici e Fotolab moderna, foto-video-digitale a Riccione

BIO:

Sergio Minniti è un sociologo che si occupa di cultura e tecnologia. Nel corso delle sue ricerche si è concentrato sul ruolo della tecnologia nelle pratiche e nelle culture fotografiche, e in particolar modo sul rapporto tra gli users e gli oggetti tecnici nella fotografia contemporanea. All’attività accademica coniuga un’attività divulgativa dal carattere attivistico, focalizzata sulla politica della tecnologia. Dal 2009 cura il sito Frankenphotogaphy.com, su cui scrive di autocostruzione e sperimentazione fotografica. Parte delle sue ricerche è confluita nel libro Experimental Photography, pubblicato nel 2015 dall’editore Thames & Hudson.

Francesco Capponi è uno scultore e un fotografo, spesse volte è entrambe le cose insieme. Nasce a Perugia dove studia scultura all’Accademia di Belle Arti. Si appassiona di fotografia, prediligendo la sperimentazione e le tecniche non convenzionali, in particolar modo la fotografia a foro stenopeico nella quale si specializza. Grazie a questa tecnica spesso rielabora oggetti comuni trasformandoli in macchine fotografiche,  portando in questo modo il mezzo all’interno dell’opera. Ha trasformato in macchine a foro stenopeico un po’ di tutto, da uova a pinoli, da origami a cappelli a cilindro fino ad alberi d’ulivo e pianoforti. Alcuni di questi lavori hanno avuto riconoscimenti in varie parti del mondo. Nelle sue sculture entrano spesso gli stessi elementi presenti nei lavori fotografici, cioè la luce, il tempo, il movimento e il riutilizzo di oggetti ai quali viene regalata una nuova natura. Ha esposto in varie parti d’Italia e all’estero, sia in gallerie private che in musei e spazi pubblici. E’ tra i fondatori del circo fotografico Pogovic e del F.R.A. Fronte di resistenza Analogica. Continua a creare la proprie opere e prova a divulgare le sue sperimentazioni. Vive e si arrangia come può a Perugia.